Viaggio nella realtà virtuale

L’esperienza di un film in 3D al cinema è ormai cosa comune e, tutto sommato, vedere Iron Man che esce dallo schermo e vola verso di noi non fa più impressione. Allo stesso modo da circa vent’anni, cioè da quando i videogiochi come Doom sono diventati popolari, l’idea di muoversi all’interno di un ambiente tridimensionale utilizzando una visuale in prima persona è ormai cosa nota e acquisita. Diverso però sarebbe potersi immergere completamente in un ambiente virtuale estremamente realistico.

Vorreste andare in vacanza senza muovervi dalla poltrona, provare sport pericolosi senza rischio di farvi male o vivere i videogiochi in modo completamente diverso? Questa è stata la promessa della realtà virtuale (VR) fin dai suoi esordi negli anni Cinquanta, ma solo ora sta cominciando a essere realizzata grazie a nuove tecnologie alla portata di tutti. Cosa rende quindi la realtà virtuale così particolare? Due cose soprattutto: l’adattamento della scena disegnata al computer ai nostri spostamenti e il feedback che l’ambiente virtuale restituisce al nostro corpo.

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La vita artificiale dei robot

Fonti d’ispirazione secolare per il cinema e la letteratura, i robot rappresentano il prototipo dell’uomo virtuale, ossia dell’uomo che da solo riesce a ricreare se stesso per mezzo del suo ingegno e della propria intelligenza. Il robot è dunque un meccanismo atto a imitare i movimenti dell’uomo e degli animali. Le leggende dicono che Archita di Taranto avesse costruito un colomba volante, Leonardo da Vinci un leone che presentava gli omaggi a Francesco I, Cartesio una fanciulla chiamata Arcine. Ma fu nel ‘700 che vennero fabbricati moltissimi robot.

Famoso il suonatore di flauto del Vaucanson presentato anche alla accademia delle Scienze di Parigi. Il movimento di questi robot era ottenuto mediante molle. Anche nel sec. XIX fu costruito qualche robot come, ad esempio, quello del meccanico viennese Faber, esposto a Londra nel 1880. In tempi piú recenti, benché questi meccanismi abbiano cessato di destare interesse e curiosità, di tanto in tanto qualche robot viene costruito.

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Nascita dell’industria nel mondo moderno

L’industria è l’attività umana che ha per scopo la trasformazione delle materie prime in prodotti finiti, pronti per l’uso, o in altri prodotti pronti ad essere ulteriormente trasformati, mediante una speciale organizzazione del capitale e del lavoro. Diverse sono le fasi attraverso cui c’è stata l’evoluzione industriale nel tempo. Una prima fase, che si estende dall’epoca delle società primitive al primo Medioevo, si può chiamare di famiglia o domestica: gli uomini sono divisi in piccoli gruppi economicamente autonomi. Ciascun gruppo basta a se stesso e non produce se non quanto prevede di consumare immediatamente o in un vicino futuro.

Per famiglia non si deve tuttavia intendere il gruppo che oggigiorno forma la base della società: la famiglia patriarcale è in genere assai numerosa e comprende, oltre all’avo e ai suoi discendenti che vivono con gli schiavi e i servi artificialmente incorporati nella familia. Il patrizio romano e il signore feudale sono capi di familiae composte anche da centinaia di persone occupate in attività diverse, tutte intese al soddisfacimento dei bisogni del gruppo. Già nella familia si osserva una rudimentale divisione del lavoro la quale si accentua allorché un membro di essa si stacca e va ad offrire ad altri il lavoro nel quale si è specializzato, dando luogo alla primitiva figura del salariato che lavora per conto d’altri la merce fornita da questi.

Il lavoratore ambulante a un certo punto smette questa caratteristica: si fissa in un luogo e non è piú lui che cerca il cliente ma il cliente che cerca lui. Non sono piú gli altri che gli dànno la merce da trasformare e gli utensili necessari, ma egli stesso che possiede scorte adatte e utensili. Non dispone ancora di salariati si fa aiutare dai familiari e da qualche allievo. Questa fase è caratteristica dell’economia urbana del Medioevo. Egli lavora soltanto per il ristretto mercato che gli sta intorno e si associa ad altri artigiani che esercitano la stessa sua attività, costituendo il germe delle corporazioni che tanta importanza hanno nella storia economica e politica medievale.

Come nasce un imprenditore?

Con l’evolversi della cultura, con l’aumentare della ricchezza, con lo svilupparsi delle comunicazioni e dei contatti tra città e città, tra città e magna, il mercato si allarga, le fiere diventano un formidabile mezzo per l’intensificazione degli scambi commerciali. La concorrenza di altri lavoratori del suo stesso mestiere, operanti in altre città e addirittura in altre nazioni, lo costringono a passare all’attacco, a cercare degli sbocchi fuori dal proprio tradizionale centro. Per far questo gli occorre un intermediario che gli indichi i mercati piú adatti, che lo informi del genere merce piú domandato, che si incarichi del trasporto, del collocamento prodotto, della riscossione del suo prezzo.

Questo intermediario ha prima esclusivamente la figura del mercante. In una fase successiva il mercante si trasforma in imprenditore, cioè ordina agli artigiani; con i quali ha rapporti, di fabbricare quella determinata merce in quel determinato modo, spesso fornisce la materia prima e gli utensili per lavorarla. L’artigiano perde i contatti coi clienti, lavora esclusivamente per l’imprenditore il quale in breve volgere di tempo diventa il padrone che dà un salario al lavoratore e conserva la proprietà della merce e degli attrezzi.

Curarsi con un elettrostimolatore

Facciamo un’analisi accurata di un prodotto che viene spesso utilizzato in maniera negativa per la salute. L’elettrostimolatore è un sistema tecnologico che viene utilizzato nei pazienti che hanno subito un infortunio o nella ginnastica pre operatoria o nei casi in cui è necessario riuscire ad mantenere un buon tono dei muscoli senza compiere alcun movimento.

Elettrostimolatore e fisioterapia

Il prodotto è di fondamentale importanza nelle pratiche di fisioterapia e in presenza di problemi patologici. Nella maggior parte dei casi viene utilizzato l’elettrostimolatore quando non è far possibile compiere il movimento, nei casi di atrofia del muscolo o quando è necessario mantenere almeno un po’ di tono per limitare danni permanenti.

Esistono altri casi in cui è importante utilizzare questo sistema tecnologico nello sport per tutte ottenere un buon riscaldamento, per la forza e la resistenza aerobica o per il recupero. Nel settore estetico invece, l’elettrostimolatore è fondamentale per il rassodamento, la tonificazione, la lipolisi e il drenaggio linfatico.

Come è composto un elettrostimolatore?

Il sistema integra al suo interno dei canali di uscita, ovvero delle vie di trasmissione degli impulsi, sono disponibili da 2 a 4 canali in base al modello e ogni canale va collegato ad un elettrodo che deve essere posizionato sul muscolo da trattare. In alcuni casi può essere necessario utilizzare dei cavetti sdoppiatori per stimolare il muscolo da diverse angolazioni.

Ogni canale di uscita è collegato all’impulso dell’intensità, essa va adattata al muscolo da trattare nel caso degli addominali si dovrebbe arrivare a 50mA, mentre per la zona pettorale è importante valutare i 35 mA, un valore superiore non è accettabile dal corpo umano.

Quindi con un normale elettrostimolazione con 2 canali è possibile stimolare un gruppo muscolare alla volta, mentre la versione a 4 permette la stimolazione di due gruppi. Solitamente ogni prodotto permette di seguire un programma di allenamento adatto a diversi scopi, con un minimo di 20 a un massimo di 45 minuti in base al tipo di contrazione che si desidera ottenere.

La durata può essere personalizzabile ma ricordatevi sempre di regolare l’intensità in modo da stimolare il muscolo fino alla soglia di tensione massima. Di base la frequenza a larghezza d’onda sono già inserite all’interno del programma tecnologia e non sarà necessario modificarli. Anche in questo caso tutti i dettagli e le forze di impulso, dipendono dal tipo di trattamento che si ha la necessità da effettuare.

La storia dell’autoradio

L’autoradio è un apparecchio installabile a bordo di una macchina dedicato alla ricezione delle stazioni radio. La storia di questo prodotto è molto antica e si evolve nel corso degli anni, iniziamo con la sua creazione derivata dall’idea dei fratelli Paul e Joseph Galvin che fondano la Galvin Manufacturing nel 1928.

Quando è stato creato il primo modello di autoradio?

Il primo modello è nato nel 1930 ed era compatibile con tutte le auto d’epoca di un tempo, qualche anno dopo nacque la prima autoradio europea caratterizzata da un design più moderno. La sua posizione all’interno della macchina era all’interno del bagagliaio, dove veniva regolata tramite un comando apposito.

Passarono gli anni e anche la tecnologia basata si rinnovò, nel 1936 per la prima volta l’autoradio con ricetrasmittente fu integrata nelle auto della polizia americana. Ovviamente i modelli furono tantissimi e si aggiornarono sempre di più, fino ad arrivare nei primi anni 60 quando le autoradio venivano costruite a transistor.

Solo un italiano poteva rinnovare maggiormente il prodotto: Federico Faggin, creò un processore che permise di ricercare e memorizzare le stazioni radio. La successiva evoluzione avvenne nel 1963 quando fu realizzata la prima autoradio con lettore di cassetta e infine i primi esemplari con cd negli anni 80.

La diffusione dell’autoradio: Al via negli anni 70

La diffusione del prodotto aumentò a dismisura e nei primi anni 70 questo prodotto era un lusso ma anche uno strumento ricercato da tutti. Per questo motivo vennero realizzati i primi accessori da abbinare per consentire una migliore installazione e un ascolto della musica personalizzato.

Inizialmente venivano utilizzati dei tunnel centrali in legno utilizzati come supporto, poi sono stati creati i modelli in plastica e poi le mascherine in versione personalizzata. Ai giorni nostri le autoradio digitali sono già integrate nelle auto nuove, sono tecnologiche e gestibili direttamente dai comandi sul volante.

Sono passati i tempi in cui avere un accessorio di questo tipo sulla macchina era un lusso, oggi i moderni sistemi funzionano anche tramite collegamento USB e consentono di ascoltare la musica preferita direttamente dalla propria chiavetta.

In questo modo non esiste più il vincolo di utilizzare l’autoradio per l’ascolto di stazioni radio, i suoi utilizzi sono cambiati a parte quello relativo al cd che nonostante l’evoluzione tecnologica è rimasto inalterato nel tempo. Alcune auto vengono personalizzate con circuiti professionali che permettono di sfruttare la potenza dell’autoradio senza limiti e problemi di alcun tipo.

Comodità delle sedie da ufficio

Esistono molti nomi per identificare le sedie da ufficio, alcuni le chiamano poltrone girevoli altri sedie. In ogni caso stiamo parlando sempre di quella tipologia di sedia imbottita, integrata su un asse che permette la rotazione a 360 gradi.

Come riconoscere le vere sedie da ufficio?

Chi non ha mai lavorato in uno studio professionale o fa poca attenzione ai dettagli, sicuramente non si sarà mai accorto di questi prodotti. Pensate che la prima sedia girevole fu creata da Thomas Jefferson, oggi vengono utilizzate non solo negli istituti pubblici ai giorni nostri fanno parte anche delle case dove le persone studiano o lavorano in totale comodità.

Il vantaggio principale nell’utilizzo di questo prodotto è la spalliera imbottita e solitamente rivestita in un tessuto simile alla pelle, con braccioli laterali in plastica, in pelle oppure in metallo. Non tutti i modelli sono uguali, infatti, alcune sedie girevoli da ufficio rhanno una reclinazione che arriva solo fino ad un certo punto, con un’altezza regolabile tramite sistemi pneumatici.

Le comodità da non sottovalutare

L’altezza delle sedie è regolabile, infatti, le versioni ergonomiche da ufficio devono essere così per offrire il maggior comfort possibile a chi passa tanto tempo seduto. La leva per la regolazione è il sistema integrato appositamente per questo motivo, per una buona posizione si dovrebbe avere un altezza che va dai 40 ai 55 centimetri da terra. I piedi sono posizionati sul pavimento con le gambe e le braccia orizzontali e parallele alla scrivania.

Molto importante anche la larghezza della seduta e la sua profondità, le sedie classiche dovrebbero avere una larghezza per sostenere ogni tipo di persona. I modelli comodi hanno le seguenti caratteristiche:

  • Larghezza da 43 a 50 cm con una seduta normale.
  • La profondità deve offrire all’utente di sedersi contro lo schienale.

Il supporto lombare per una sedia ergonomica offre il sostegno dalla parte inferiore è fondamentale, infatti, per avere il miglior comfort è quello di ottenere una regolazione anche a questo livello. In questo modo chi si siede può ottenere la misura adeguata in base alla curva della spina dorsale.

Non da meno lo schienale di una sedia da ufficio, che non dovrebbe mai superare i 48 cm, nei casi in cui risulti separato, deve poter essere regolato in altezza e inclinazione per offrire una curva naturale. Mentre nella versione ad unico pezzo è consigliabile avere una regolazione che permetta di spostarsi avanti e indietro.

Vedere un film come al cinema con il blu ray

Il lettore Blu Ray è entrato ufficialmente nelle case degli italiani dal 2009, a prima vista questi dispositivi assomigliano molto a quelli DVD ma propongono una qualità video migliore. La motivazione è molto semplice, i film registrati in questo formato, hanno una risoluzione elevata e i dettagli vengono proposti in maniera decisamente elevata. I film memorizzati con una risoluzione di 1920×1080 sono riconosciti in qualità HD, una DVD invece propone una dimensione di 720 e quindi si percepisce la differenza tra un lettore e l’altro.

Quali sono le caratteristiche interessanti del lettore Blu Ray?

Le differenze sostanziali tra i due formati sono innumerevoli, tenete a mente che il Blu Ray propone dati audio normali e non compressi, quindi all’interno di singolo disco, possono essere integrate diverse quantità di dati in HD. All’interno del lettore è presente un raggio laser molto più fine rispetto a quello occorrente per i DVD.

All’interno del dispositivo sono presenti diversi elementi: Dal Display in grado di visualizzare i comandi attivi, alla riproduzione o stop del disco. L’alimentatore è in grado di trasformare la corrente della rete elettrica in tensioni inferiori adatte per questo dispositivo, promuovendo un grande risparmio energetico. Al suo interno possono essere contenuti 2000GB di dati, ovvero 40 volte lo spazio di un DVD Single Layer.

Le diverse capacità di archiviazione del Blu Ray

Solitamente un Blu Ray propone capacità di archiviazione da un minimo di 23,3, 25 o 27GB. Con quest’ultima categoria di dischi e con la versione da 50Gb si possono ottenere dei risultati ottimali in termini di spazio di archiviazione. Come vengono protetti i dati dei film salvati su Blu Ray? Grazie alle tecnologie avanzate, il sistema utilizza l’Advanced Encryption Standard con chiavi a 128bit che cambiano ogni 6Kb di dati, in questo modo è praticamente impossibile che il film venga copiato dai pirati informatici e non sarà possibile visualizzarlo sui dispositivi non abilitati

Negli ultimi anni le evoluzioni del mondo Blu Ray sono stati innumerevoli, infatti, diversi studiosi stanno valutando la possibilità dei supporti video per ottenere maggiori qualità. Il lettore Blu Ray funziona in maniera semplice e grazie alle varie caratteristiche di archiviazione, garantisce la visione di film di alta qualità compressi. Infine, il Blu-ray riesce ad integrare nuove tecnologie di comunicazione in maniera perfetta ed il miglior risultato per gli appassionati di cinema. Un supporto di ultima generazione che offre standard di comunicazione diversi rispetto al dvd.

Come funziona il modem router Wi-Fi

In ogni casa è ormai presente un router Wi-Fi, dispositivo elettronico che permette di navigare velocemente con internet senza problemi di connessione. E’ necessario fare delle distinzioni tra le varie tipologie di router per capire che i router Wi-Fi sono diversi tra loro.

Conosciamo il Modem Router Wireless

Sicuramente è la tipologia adatta a voi che desiderate navigare sempre su internet e che utilizzi una linea telefonica. Infatti, il modem router wireless può essere collegato a internet con il cavo telefonico e offrire la connessione a banda larga su diversi dispositivi in maniera unica.

Ogni modello include diverse porte per effettuare il collegamento via cavo, per accedere a tutte la velocità della banda in linea diretta. Esiste il router che non integra le funzioni di modem e nella maggior parte dei casi, questo viene utilizzato solo per ridistribuire la rete fra diversi dispositivi che non si connettono a internet. I modem classici che permettono di collegarsi solo tramite cavo telefonico. Tutto dipende molto da come si vuole utilizzare il dispositivo e le proprie esigenze personali.

I dettagli di modem router Wi-Fi

Ogni modem router wifi si differenzia per alcune caratteristiche, scopriamo quali. Iniziamo dalle porte disponibili create per permettere sia il collegamento via Ethernet oppure USB. Nei modelli recenti sono state inserite anche le porte Gigabit che propongono una maggiore velocità di trasferimento dei dati nella rete locale rispetto a quelle Ethernet. Il terzo dato sono le classi Wi-Fi che vengono supportate dal modello, infatti esistono tre tipologie e ognuna di queste supporta una certa velocità di collegamento.

Si parte con la classe b che propone un collegamento a 11Mbps, la G con 54Mbps e la N che arriva fino a Mbps. La vostra connessione internet è una 20 Megabite? Il modem deve essere compatibile con la versione N. Il protocollo di collegamento viene fornito di solito dall’operatore telefonico e non centra nulla con il dispositivo. Alcuni modelli sono creati per offrire un livello di banda più elevata che poco alla volta, ideale per tutti gli utenti che desiderano conoscere la velocità di questi dispositivi.

I collegamenti senza fili avvengono in maniera immediata, grazie ai circuiti presenti nel modem router, solitamente i muri possono costituire un ostacolo che abbassa il livello del segnale e di conseguenza la qualità della navigazione. Il consiglio finale è quello di posizionare il modem router a una distanza massima di 5 metri

Usi e vantaggi di una chiavetta usb

La chiavetta usb è diventata uno dei prodotti tecnologici più utilizzati al mondo, i termini per definire questo prodotto sono innumerevoli, per alcuni è conosciuta come chiave USB e per altri penna ma alla fine i risultati finali sono sempre gli stessi.

Come si usa la chiavetta usb?

Questo piccolo strumento è semplicemente una memoria di massa portatile dalle dimensioni ridotte che può essere collegata al pc attraverso le porte USB. All’interno della chiavetta usb vengono salvati tutti i documenti in una memoria flash che può avere innumerevoli dimensioni. La tipologia di protocollo che viene utilizzata per il trasferimento di dati dal pc alla chiavetta è di tipo standard conosciuto con il termine USB Mass Storage Protocol.

La compatibilità delle chiavette usb è stata assicurata per tutti i sistemi operativi da Windows a Mac OS. La velocità del dispositivo non dipende solamente dall’interfaccia ma anche dal tipo di memoria flash utilizzata. All’interno è presente un microchip dedicato, dove avviene il processo di lettura e scrittura, sono tanti gli utilizzi delle chiavette usb e vi permetteranno di ottenere a portata di mano tutti i documenti più importanti.

I vantaggi della chiavetta usb

Innumerevoli anche i vantaggi dell’utilizzo del download e upload di dati per la chiavetta Usb, la prima caratteristica è il minor ingombro possibile. L’evoluzione di questi dispositivi è cambiata nel corso degli anni, inizialmente furono lanciate con memorie molto ridotte, per poi evolversi e offrire dettagli sempre più elevati che permettono di offrire una grande capacità di spazio.

Questo supporto informatico è molto semplice da utilizzare anche per chi non è esperto di pc, al suo interno possono essere conservati documenti di testo, foto, mp3. Tutti i computer riconoscono immediatamente la chiavetta usb e il salvataggio dei file al suo interno è immediato, basta trascinare i documenti necessari all’interno della periferica o nella cartella già integrata nel dispositivo. Terminate le operazioni sulla chiavetta è fondamentale effettuare una rimozione corretta sul pc, quindi non bisogna estrarre subito il dispositivo, dovrete cliccare sulla barra delle applicazioni, cliccare sul simbolo della chiavetta e cliccare su “Rimozione sicura”. Dopo questa procedura potrete estrarre la chiavetta senza danneggiare il dispositivo o il pc.

Nei sistemi operativi Mac, esiste la possibilità di trascinare l’icona della chiave usb sul cestino, immediatamente verrà visualizzata la scritta “espelli”. La scelta dipende dal tipo di esigenze, la versione base propone 4Mb di spazio ma si può arrivare anche fino a 64 mb o 1 Tb. Ricordate di conservare con cura la chiavetta per evitare che si danneggi o subisca alterazioni.

Distruggi documenti: utile prodotto per mille motivazioni

Il distruggi documenti è un prodotto tecnologico indispensabile per privati o aziende, infatti, per legge gli enti commerciali devono adottare delle misure per ridurre la perdita di dati sensibili relativi alla clientela. Ecco che il prodotto diventa un valido alleato per tutelarsi da circolazione inopportuna dei dati. Ma cosa si distrugge e come? Il distruggi documenti è fondamentale per eliminare i documenti che riguardano informazioni personali di qualsiasi genere, estratti conto e report bancari, dati riguardanti carte di credito o relativi a transazioni economiche, buste paga, documenti legali, liste fornitori e curriculum vitae.

Ovviamente possono essere distrutti nel giro di pochissimi secondi, anche tutti quei fogli dove sono presenti informazioni delicate sui vostri clienti e sugli acquisti effettuati. In privato possono essere eliminati, documenti con il vostro nome e cognome, una volta finiti nella spazzatura dopo esser stati tritati non avranno alcuna validità e nessuno potrà pensare alla possibilità di rubare i vostri dati.

Le mille varianti del distruggi documenti

Le varianti del distruggidocumenti sono varie: Leggero utilizzato solo per momenti occasioni private, quindi per un massimo di 20 al giorno tritati. Questa è la soluzione perfetta per chi non ha molti documenti da eliminare o per le piccole aziende che hanno un numero ridotto di dipendenti. Le altre versioni dipendono molto dalle vostre esigenze, di solito si utilizzano distrutti documenti veloci per chi ha la necessità di distruggere almeno 100 fogli al giorno.

Ovviamente ognuno di questi modelli, garantisce la massima sicurezza grazie ai livelli di protezione che sono suddivisi in base, medio e alto. Può capitare in maniera accidentale che la vostra cravatta vada ad inserirsi all’interno dello strumento bloccandovi, per questo motivo è molto importante cercare sempre di utilizzare il distruggi documenti nella maniera migliore. Esistono alcune precauzioni da prendere in considerazione:

  • Non inserite mai un numero di fogli superiore a quelli previsti da impostazioni di fabbrica
  • No anche ai fogli di plastica con adesivi o con punti metallici, il loro utilizzo non farà altro che rendere la superficie poco difficile da utilizzare

La sicurezza non è mai troppa, visto che i nuovi distruggi documenti lo permettono, quando non utilizzate il dispositivo, assicuratevi di poter posizionare la leva integrata su off o standby. In questo modo pur integrando un foglio se non avverrà lo sblocco manuale, il foglio non verrà ridotto a strisce sottili ma rimarrà bloccato.

Comportamento ai tempi dei social network

Privacy, depressione, studio, lavoro e ricerca del benessere sono solo alcuni dei temi divenuti attualissimi nell’epoca di internet e dei social network. Passando per applicazioni, social e siti web più o meno strampalati, l’informatica e la rete hanno completamente rivoluzionato i comportamenti di giovani e meno giovani. Scopriamo come, dove e perché. Spesso valvola di sfogo di chi vive un momento di difficoltà, i social network potrebbero presto essere utilizzati per segnalare il disagio di chi ha intenzione di farla finita e intervenire prima che sia troppo tardi.

Pionieristico in questo senso è il Durkheim Project, un’iniziativa nata a Boston e finanziata dal Dipartimento per la Difesa degli Stati Uniti, che utilizza l’intelligenza artificiale per individuare, tramite una app da scaricare su pc, tablet e smartphone, frasi e parole allarmanti negli aggiornamenti di stato dei profili Facebook, Twitter e Linkedln dei veterani dell’esercito Usa (categoria considerata a rischio). Il progetto, che prende il nome dal sociologo francese Emile Durkheim, famoso per i suoi studi sul suicidio, è ristretto ai volontari che scelgano di partecipare e si limita, per ora, a un’osservazione passiva, ma potrebbe seguire in futuro un intervento clinico. L’iniziativa si basa sul fatto che più del 65% delle persone che commettono suicidio aveva utilizzato termini che denunciano ansia e paura sul proprio profilo social.

Come tutelare la propria privacy su internet

Il sito Prism-break.org offre uno schema molto semplice per sfuggire alla sorveglianza dei propri movimenti sul Web, tema divenuto caldo con la rivelazione di Prism, il sistema di monitoraggio elettronico, usato dal governo Usa al di là di ogni tutela della privacy. Ad esempio, il sito suggerisce di preferire ai sistemi operativi Microsoft e Apple, sistemi open source come Fedora o Linux. Tra i motori di ricerca invece di Google si può utilizzare duckduckgo.com che non fornisce i dati di navigazione a terzi, neppure per banner pubblicitari. Attenzione anche ai sistemi di conservazione e trasferimento file. Invece di Dropbox, Googledrive e Apple iCloud, si consigliano sparkleshare.org o owncloud.org.

Imparare on line

Almeno nel senso che ci mette a disposizione molti strumenti che ci danno la possibilità di imparare più facilmente. Lo afferma Open forum, una società di business che ha segnalato i siti che offrono più strumenti per “arricchirsi”: Clipped ad esempio fornisce un estratto delle informazioni più importanti di articoli e documenti trasformandoli in brevi notizie. Coursera e Khan Academy offrono lezioni gratuite online con tanto di esercizi interattivi su temi che riguardano le discipline umanistiche, mediche, le scienze sociali, la matematica, l’economia e la tecnologia. E poi ancora, le conferenze gratuite di Ted, le infografiche di Good-is, Memrise e Lang-8 per le lingue straniere. Infine, Codeacademy per imparare a… creare nuovi siti e moltiplicare l’effetto benefico della Rete!

Come funziona un’autocisterna?

Capita spesso di incrociare su strade e autostrade delle autocisterne per carburante, cariche di benzina o gasolio (ne contengono mediamente circa 40.000 litri) da consegnare ai distributori di benzina sparsi sul territorio. Questi giganti della strada svolgono un ruolo fondamentale nel trasportare il carburante per le auto, ma come si muovono? Questi veicoli hanno un corpo cilindrico sul rimorchio, studiato per il trasporto di liquidi e gas. Il contenuto è spesso pericoloso e questo richiede mezzi progettati con cura e autisti specializzati.

Per questo motivo le autocisterne sono di norma costruite in acciaio inossidabile altamente resistente e vengono isolate, pressurizzate e galvanizzate in modo da garantire la protezione totale. Di pari passo va la formazione degli autisti, che devono sottoporsi a severi esami volti a garantire la propria sicurezza e quella degli altri automobilisti. Comunemente considerato come l’apice della carriera per chi svolge questo mestiere, quello dell’autista di autocisterne è un ruolo riservato a guidatori capaci di tenere bilanciato il carico del veicolo evitando manovre brusche e frenate o accelerazioni repentine.

Per ottenere che il carico di questi giganti della strada sia ben bilanciato, molte autocisterne sono dotate di rimorchio multiasse e sono provviste di un gran numero di treni di ruote per garantire un miglior contatto con l’asfalto. Il semiasse posteriore, a cisterna vuota, è sollevabile, per ridurre così l’usura delle gomme. Le cisterne cilindriche sono divise internamente in comparti che stabilizzano il liquido e mantengono bilanciato il veicolo. In genere il rifornimento di questi veicoli avviene dall’alto, tramite bracci automatici. Alcuni sensori forniscono informazioni sulla quantità del carico. Per il rifornimento dei distributori, una valvola posta all’interno di ogni singolo comparto viene aperta meccanicamente tramite un interruttore posto sotto il veicolo.

Cosa trasportano le autocisterne?

Le autocisterne non trasportano solo carburante ma anche tanti altri prodotti importanti nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Il latte, per esempio, viene abitualmente trasportato in grandi autocisterne all’interno delle quali l’isolamento in fibra di vetro garantisce che il liquido resti freddo il più a lungo possibile durante il tragitto. Quando invece le autocisterne trasportano i gas infiammabili sono altamente rinforzate per sostenere la forte pressione provocata dai gas e sono generalmente suddivise in tante piccole cisterne all’interno del cilindro portante.

Non tutti sanno che le autocisterne trasportano anche l’acqua. Per farlo, vengono galvanizzate per garantire che l’acqua non venga contaminata a contatto con il metallo. Anche in questo caso, per evitare movimenti che potrebbero destabilizzare il veicolo in movimento, soprattutto nelle curve, le cisterne sono interamente suddivise in comparti.

Che cos’è la definizione l’elettronica?

L’elettronica è una branca della scienza che si occupa dello studio, del progetto, della realizzazione e dell’impiego per scopi pratici di dispositivi che basano il loro funzionamento sul movimento di elettroni nel vuoto o nella materia, includendo lo studio dei mezzi per produrre elettroni e quello delle leggi che ne governano il moto. La nascita dell’Elettronica può essere fatta risalire alla scoperta dell’effetto Edison fatta da Thomas Edison nel 1883.

Durante un’esperienza effettuata con una lampada a incandescendenza, egli rivelò, in un involucro di vetro in cui era stato fatto il vuoto, il passaggio di una corrente elettrica, che fluiva da un filamento riscaldato verso un elettrodo metallico freddo, quando tale elettrodo si trovava ad un potenziale positivo rispetto al filamento; tale flusso di corrente cessava invece invertendo la polarità dell’elettrodo metallico. È da tempo ben noto che questa corrente è dovuta al moto di elettroni emessi dal filamento caldo che si spostano verso l’elettrodo positivo (anodo).

Nel 1897 J. A. Fleming applicò l’effetto Edison alla rivelazione e rettificazione di segnali radio in un tubo a vuoto (detta valvola di Fleming), che si può considerare il progenitore dei moderni diodi. Un importantissimo sviluppo si ebbe nel 1907 allorchè Lee de Forest introdusse un terzo elettrodo, la griglia, nella valvola di Fleming, realizzando quel dispositivo che va sotto il nome di triodo. Mediante questa griglia, situata fra la sorgente di elettroni (filamento caldo) e l’anodo, è possibile controllare il flusso della corrente mediante l’applicazione di piccole differenze di potenziale, e ottenere pertanto guadagno di potenza.

In progressi dell’elettronica all’inizio del ‘900

Tuttavia furono necessari notevoli progressi nella tecnica del vuoto, nella conoscenza delle proprietà dei materiali emettitori di elettroni, e nel progetto dei circuiti, prima che potessero essere sfruttate tutte le possibilità dei triodi. Nel 1926 per superare alcune difficoltà connesse con la capacità degli elementi interni che impedivano l’impiego dei triodi a frequenze superiori a circa alcuni inconvenienti che si presentavano nel funzionamento del tetrodo. un quarto elettrodo, la griglia schermo. Alcuni anni dopo lo stesso Hull aggiunse al tetrodo una terza griglia, il soppressore », per ovviare ad alcuni inconvenienti che si presentavano nel funzionamento del tetrodo.

Quest’ultimo tipo di valvola, nota col nome di pentodo, aveva proprietà tali che poteva venire impiegata con successo su un intervallo di frequenze molto ampio, e pertanto divenne la valvola di più largo e generale impiego. Di pari passo con lo sviluppo dei tubi a vuoto si registrarono notevoli progressi nel progetto e nella realizzazione dei componenti passivi (resistenze, capacità), necessari per sfruttare praticamente le proprietà delle valvole nei circuiti elettronici; la tecnologia del vuoto subiva notevoli miglioramenti e la progettazione dei circuiti su nuove basi consentiva di fabbricare delle unità sempre più flessibili ed adatte per le applicazioni più disparate.

Cosa sono i veicoli ad aria compressa?

I veicoli ad aria compressa non usano carburanti né elettricità e sono in circolazione da anni, ma come fanno a muoversi? Si tratta di un meccanismo di funzionamento abbastanza datato che, tuttavia, grazie alle nuove tecnologie e all’avanzamento della scienza è riuscito a mantenersi attuale nel tempo, garantendo risparmi economici e benefici per l’ambiente. Il principio è molto simile a quello dei normali motori a combustione, perché sfruttano un motore a pistoni per far muovere un veicolo.

Tuttavia un motore a combustione utilizza una miscela esplosiva di aria e combustibile per azionarli, mentre il motore ad aria compressa ottiene lo stesso risultato sfruttando l’aria compressa prelevata da un serbatoio. Veicoli di questo tipo questo tipo sono stati usati fin dal 19° per i treni delle miniere. In epoca recente, le case automobilistiche come Honda e Peugeot hanno presentato prototipi ad aria compressa, a dimostrazione che questo sistema potrebbe ancora valido. I motori ad aria compressa sono meno potenti di quelli a scoppio, per cui le vetture sono piccole e leggere in modo da avere un’autonomia ragionevole.

L’aria viene riscaldata appena lascia il serbatoio, aumentando ulteriormente il volume e fornendo quindi maggiore potenza al motore. L’aria entra in un motore simile a quello a combustione normale, che usa i pistoni per muovere un albero a gomiti. I serbatori del motore, invece, sono realizzati in metallo e sono in grado di resistere alle più alte temperature e pressioni necessarie per comprimere l’aria. E’ bene sapere, poi, che anche nei veicoli ibridi un piccolo motore elettrico può essere alimentato da un motore ad aria usato per caricare le batterie.

Come funzionano le sospensioni attive?

L’assetto delle auto non dovrebbe essere sempre uguale: a condizioni diverse deve corrispondere un diverso comportamento. Per esempio, le sospensioni rigide sono utili nelle gare automobilistiche, mentre per l’auto di tutti i giorni servono sospensioni più morbide che rendano confortevole il viaggio. Per questo tornano molto comode le sospensioni attive che si adattano elettronicamente alla situazione. I sensori rilevano i movimenti dell’auto e inviano i dati all’unità di controllo del motore (ECU).

Se l’ECU rileva un uso “sportivo”, le valvole a serranda bloccano il flusso di olio nel canale di bypass, irrigidendo le sospensioni, altrimenti le valvole si aprono rendendo l’assetto più “morbido”. I veicoli ad aria compressa dunque, pur essendo in funzione da anni, potrebbero essere protagonisti di una nuova spinta innovativa. Del resto l’interesse delle principali case automobilistiche nei confronti dei veicoli ad aria compressa è crescente e non è detto che già dal prossimo anno non vengano presentati i primi prototipi, più potenti e moderni, presso le principali esposizioni del mondo.

La rivoluzione telefonica

Tra le varie rivoluzioni a cui il mondo dell’elettronica ci ha abituati, sicuramente quella del telefono resta ancora oggi la più sensazionale. Il telefono è un sistema elettrico mediante il quale le onde (parole e suoni) vengono trasformate in onde elettriche (corrente telefonica), trasmesse sotto tale forma a distanza, e riconvertite in onde sonore all’estremità ricevitrice.

L’idea di trasmettere i suoni per mezzo dell’elettricità risale al 1837 e l’ebbe l’americano D. G. Page; negli anni successivi diverse menti si dedicarono a tale studio fino a che nel 1876 uno scozzese ed un americano, Graham Bell e Elisha Gray, si presentarono nello stesso giorno e a distanza di due ore, per depositare il brevetto di due tipi di telefono. Migliore risultò quello presentato dal Bell che, perfezionato, è quello ora in uso. Molto è stato discusso sul vero inventore del telefono ed ormai è universalmente riconosciuto come tale il fiorentino Antonio Meucci, la cui richiesta di brevetto risale al 1871 ed il cui non ottenimento fu solo dovuto al mancato pagamento delle necessarie tasse di deposito.

Di importanza solo storica è il telefono meccanico, nel quale la voce e i suoni mettono in vibrazione una sottile membrana, vibrazioni che vengono direttamente trasmesse lungo un filo metallico collegato all’altra estremità ad alta membrana che riproduce il suono, sistema sperimentato già nel 1668 da Robert Hooke. I suoni e le voci sono composti da vibrazioni di natura elastica che vengono trasformate dall’orecchio in sensazioni. Tali vibrazioni si propagano attraverso l’aria alla velocità di circa 340 m./sec., velocità che può essere però molto aumentata se queste vibrazioni vengono trasformate in energia elettrica e trasmesse con radioonde o con conduttori aerei (300.000 km./sec.); se la trasmissione avviene con cavi telefonici pupinizzati la velocità è di 20-35.000 km./sec.

Come avviene una telefonata?

La conversione dell’energia sonora in fenomeno elettrico avviene per mezzo del microfono: la corrente elettrica che varia seguendo le variazioni della pressione atmosferica provocate dalla sorgente sonora, viene trasmessa al ricevitore. Quest’ultimo, vibrando, provoca la ritrasformazione della corrente elettrica in fenomeno sonoro. A parte le distorsioni, il fenomeno sonoro riprodotto è identico a quello di partenza. Gli organi essenziali per stabilire una comunicazione telefonica comprendono due apparecchi telefonici situati all’estremità della linea telefonica di collegamento, con o senza la interposizione di una centrale di comunicazione.

Le comunicazioni telefoniche si possono distinguere, a seconda della distanza, in urbane ed in interurbane, ed a seconda del modo in cui avviene la commutazione nella centrale telefonica, in comunicazioni con commutazione manuale e con commutazione automatica; le prime sono eseguite da telefoniste quasi esclusivamente per le comunicazioni interurbane ed internazionali, pur avviandosi ora anche il traffico interurbano verso la commutazione automatica.

In base alla frequenza di trasmissione impiegata la telefonia si distingue inoltre in telefonia normale, nella quale la corrente trasmessa è di frequenza compresa nella gamma vocale, in telefonia multipla ad alta frequenza, utilizzante correnti portanti di alta frequenza, variabile a seconda della distanza e del tipo di collegamento ossia linea aerea, cavo e cavo coassiale, ed in telefonia ad onde convogliate, che è un sistema ad alta frequenza nel quale la corrente portante modulata di alta frequenza viene convogliata su di una linea elettrica di trasporto dell’energia.

Sempre maggiore importanza sta assumendo in questi anni la telefonia multipla a divisione di tempo, consistente nell’identificare periodicamente ed istantaneamente (a intervalli di tempo assai brevi) lo stato elettrico dei conduttori che escono da un telefono, servendosi poi all’arrivo di tali condizioni istantanee per riprodurre in modo continuo il fenomeno elettrico (avviandolo all’apparecchio di arrivo).